Giuseppe Migneco alla Fondazione Corrente

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Dopo aver visitato più volte l’esposizione su Giuseppe Migneco, alla Fondazione Corrente, eccomi qui a cercare di trasmettere ciò che l’approfondimento su questo interessantissimo artista mi ha lasciato.

Giuseppe Migneco nasce a Messina nel 1908, e non nel 1903 come la maggior parte dei testi riporta; Era l’artista stesso a segnare come propria data di nascita il 1908 poiché essendo già il più anziano tra gli artisti del gruppo Corrente preferiva “ringiovanirsi” anagraficamente.

Nel 1929, in un momento storico segnato da conflitti di portata mondiale, decide di andare a Milano alla ricerca di novità, iscrivendosi alla Facoltà di Medicina che peraltro non terminerà. Inizia la sua attività come grafico, dal momento che non amava molto confrontarsi con l’attività del fratello, anch’egli pittore. Dapprima lavorerà presso Rizzoli come ritoccatore di disegni e fotografie e solo negli anni ’30 inizierà a dipingere avvicinandosi molto al gruppo artistico di Corrente, fondato da Ernesto Treccani a cui era particolarmente legato.

Questo gruppo artistico, che inizia la sua attività nel 1938, e gli artisti stessi che vi aderirono, furono contrassegnati da uno spirito particolare, totalmente differente e discordante da quella che era l’ufficialità che contraddistingueva il movimento del Novecento Italiano. L’emotività e l’espressività del gruppo Corrente furono il fulcro delle loro opere, che abbandonavano dunque il bel segno pittorico e il rimando alla classicità; Vi era forza, spesso brutalità, vi era sentimento, e vi erano le esperienze di artisti che vivevano a stretto contatto con i continui disordini provocati dalla guerra.

All’interno di questo gruppo, Migneco era una personalità tranquilla, il cui percorso artistico sarà un percorso “silenzioso”, motivo per il quale questo artista ha ricevuto nel tempo poca attenzione storico-artistica.

I riferimenti principali all’interno delle sue opere (immediatamente riconoscibili) sono artisti come Van Gogh, Soutine, Munch e Kokoschka. I suoi segni sono violenti e decisi; Il verde cupo e il giallastro, colori principali della sua tavolozza, si fondono insieme e vengono a creare un racconto alla cui base vi è quella poetica del dolore di vivere tipica di Migneco. Sempre molto legato alla sua terra rappresenterà spesso i miti popolari legati ad essa, come ad esempio nel quadro “Cacciatori di lucertole”, in cui paragonerà la violenza fatta sulla natura alle violenze della guerra stessa.

Molte opere in esposizione provengono inoltre dalla raccolta di Giuseppe Iannaccone, avvocato, il cui interesse risiede principalmente nei confronti di quegli artisti attivi tra il 1920 e il 1945 che coltivarono uno spirito “controccorente” rispetto all’arte ufficiale del tempo.
In conclusione vi è da aggiungere come la maggior parte degli esperti del settore siano concordi nel riconoscere all’interno del periodo di attività con il gruppo Corrente, quello maggiormente riuscito e rappresentativo dell’artista.
Propongo una serie di immagini dei dipinti in esposizione, tra cui anche una ceramica e dei bozzetti preparatori che riflettono al meglio la sua attività iniziale come grafico:

 

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Le massaie ubriache, 1939

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Natura morta con maschere, 1941, Collezione Giuseppe Iannaccone

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Figure, tecnica mista su carta, 1943

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Ceramica con lucertola, 1986

 

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