Ricordare o dimenticare?

 

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Il passato, per fortuna o per sfortuna, è una parte indelebile che ci appartiene a pieno titolo. Se oggi siamo chi siamo è perché esso ci ha formati e ci ha resi tali. Il problema, è che questo passato non è mai veramente “passato”, e si ripresenta a intermittenza sotto forma di quella cosa che chiamiamo “ricordi”. Essi possono però essere una maledizione, se legati a una situazione che si è poi sviluppata nel tempo in maniera negativa. Se vi è stato un trauma, una sorta di cesura radicale che ha costretto la nostra nave a modificare la propria rotta, allora, i ricordi legati al “pre-trauma” possono provocarci molto dolore e l’unica cosa che vorremmo sarebbe poterli dimenticare.

Questo, però, non è possibile.

Puoi tentare di vivere le tue giornate al massimo, di distrarti in mille modi e fare talmente tante cose da andare a letto la sera e non sapere più come ti chiami, puoi reinventarti ogni giorno e cambiare la “faccia” che vuoi mostrare al mondo, ma ciò che hai dentro persisterà di fronte a qualsiasi trauma; Non è materiale eliminabile.

Vi è poi da dire che il ricordo è subdolo e manipolatore. Ha il potere di distorcere la realtà delle cose, mostrandoci il passato come qualcosa di meraviglioso e irraggiungibile, spesso eludendo le parti negative; Perché, chiariamolo, c’è sempre qualcosa di negativo che non ci è mai andato giù fino in fondo, e va bene così. Se in quel momento si è felici, allora si accettano anche le imperfezioni della favola in cui si vive.

Convivere con questo passato è una sfida che ogni giorno bisogna mettere in conto, ma ACCETTARE che questo passato sia tale, è il passo più difficile da fare. Troppo spesso, infatti, ci illudiamo che le cose possano cambiare e che ciò che è stato possa ritornare e prendersi il posto del presente, intriso di tristezza e nostalgia. Questo “tuffo nel passato” che momentaneamente ci fa stare bene, ci rassicura, a lungo andare può però diventare logorante. Ci mangia tutto quello che abbiamo dentro e non ci permette di fare alcun progresso, perché sullo scacchiere rimaniamo paralizzati, senza procedere.

Per avanzare c’è solo una maniera, accettare.

Accettare tutto quello che viene, anche la parte brutta, anche la sofferenza, accettare di lasciar andare. Niente può tornare indietro. Non puoi modificare ciò che è stato, non siamo perfetti. Accettalo, e lascia quelle redini che tieni strette nelle mani con tanta forza.

In questo processo di depurazione, non ascoltare gli altri, non farti influenzare da ciò che dicono e da quelle notizie che potrebbero farti cadere di nuovo nel baratro. Devi solo guardare avanti. Perché proprio in questi momenti di fragilità, dare una sbirciata in quella scatola potrebbe essere letale. Non buttarla però: è piena di cose stupende e forse un giorno le saprai apprezzare, e saprai accettare che non apparterranno più alla persona che sarai diventata.

 

 

 

 

GrandArt, Milano 9-12/11/2017

Ieri sono stata a GrandArt, la prima edizione della fiera di arte moderna e contemporanea tenutasi a Milano (una sorta di esposizione parallela alla già conosciuta MiArt) dal 9 al 12 novembre.

Già il luogo dell’esposizione, il The Mall, in piazza Lina Bo Bardi, ti fa entrare in contatto con la “nuova” Milano, ovvero quella Milano che negli ultimi anni è stata completamente trasformata dalla costruzione dei nuovi grattacieli, e che è diventata ormai uno dei poli principali dal punto di vista culturale, mondano, e in cui si respira un clima da città “internazionale” e all’avanguardia.

Arrivando a parlare della fiera, la quantità degli stand, di gallerie italiane e non, e la quantità di opere in esposizione era veramente incredibile. Molte opere e molti artisti (il loro nome li precede e spesso sono più famosi delle opere stesse) erano conosciutissimi e per me, che studio Storia dell’arte, sono stati già visti e rivisti nei famosi “manuali d’arte”. Si potevano trovare artisti della pop art americana come Lichtenstein  e Andy Warhol, artisti italiani del ‘900 tra cui Massimo Campigli e Ottone Rosai, altri nomi come quello di De Pisis, Arnaldo Pomodoro, Afro, i futuristi Balla e De Pero (l’ordine delle citazioni è puramente casuale ovviamente), e molti altri nomi. Poter guardare dal vivo opere che ormai sono diventate, anche nell’immaginario collettivo, dei capisaldi dell’arte moderna e contemporanea, fa sempre un certo effetto, e passeggiando per la fiera ti ritrovavi circondato da capolavori meravigliosi.

Molte altre gallerie si concentravano invece su un panorama artistico più recente, proponendo opere di artisti non così conosciuti, ma che allo stesso tempo si sono rivelati delle belle scoperte. Data, appunto, la poca notorietà dei loro nomi, segnalerò alla fine dell’articolo una serie di autori che mi sono rimasti impressi accostandoli direttamente alle loro opere in esposizione, in modo tale da evitare di elencare nomi praticamente sconosciuti ai più (anche alla sottoscritta).

Le opere in esposizione comprendevano opere pittoriche, scultoree e fotografiche, di qualsiasi genere e materiale; inoltre molte di esse proponevano tecniche davvero particolari (ad esempio un’opera era stata realizzata su “tela emulsionata”, che per quanto mi è stato spiegato sarebbe una sorta di serigrafia su tela). Insomma, la varietà delle opere in mostra ti permetteva di farti un’idea davvero molto accurata di tutto il panorama artistico, partendo appunto da autori di fine 1800 ad altri che svolgono la loro attività attualmente. Devo ammettere che mi ha fatto un certo effetto notare come sotto alcuni quadri/sculture, la datazione riportata fosse proprio del 2017 o di qualche anno fa. Siamo sempre soliti considerare i grandi capolavori come qualcosa che appartiene al passato piuttosto che al presente, perché “ha fatto storia” in un certo senso. Sarà infatti il tempo a decretare il successo o meno di un’opera o di un’artista. Girando per la fiera, forse, molte persone avranno guardato con meno interesse alcuni quadri così attuali e poco conosciuti; Ma pensiamoci, magari proprio quell’opera, fra un po’ di tempo, quando ormai sarà considerata più datata, diventerà un capolavoro assoluto. Bisogna quindi cercare di dare la giusta importanza anche alle opere dei giorni nostri, nonostante non sia sempre così facile; Proprio per questo trovo che sia davvero complesso il lavoro del gallerista: come si fa a saper riconoscere un’opera d’arte?

In conclusione, nonostante fossi andata a visitare la fiera durante l’ultimo giorno di esposizione, è stato bello constatare la consistente affluenza di pubblico, e speriamo che questo buon risultato possa portare a molte altre edizioni di GrandArt.

Propongo adesso una serie di immagini di opere scattate da me durante la visita che mi hanno interessato particolarmente, buona visione (per quel poco che possano rendere in fotografia ovviamente) :

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(disposizione casuale di opere e artisti)

 

 

Un percorso conoscitivo

Questo è l’estratto dell’articolo.

Oggi intraprendo un nuovo percorso, un nuovo impegno da mantenere. Non sono molto costante in ciò che faccio, lo ammetto, ma in quelle (non troppe) cose che fino a questo momento hanno suscitato il mio interesse, la mia curiosità, o che comunque hanno smosso dentro di me dei macigni che sembravano insormontabili, penso di aver dimostrato una perseveranza che non riscontro tutti i giorni nelle mie attitudini personali. I’m lazy. Se però qualcosa ti colpisce, se qualcosa ti interessa veramente, allora fai di tutto per portarla avanti, e non importa quanto il percorso possa essere tortuoso; volere è potere. Questa è una di quelle citazioni talmente trite e ritrite, che a volte sfiora la banalità. Ma non esiste frase sulla faccia della terra che sia più vera. Ma com’è che possiamo arrivare a trovare qualcosa che richiami il nostro interesse? Non intendo, però, un interesse che sia fuggevole, bensì un interesse viscerale e profondo che ci spinga a trovare il nostro posto nel mondo. In un periodo storico in cui apparentemente abbiamo tutto, io mi sento di avere ben poco. Mi sento piena di confusione, di distrazioni e attraversata costantemente da una sensazione di spaesamento. Siamo pieni di abbagli e con poca sostanza tra le mani. Con un cuore che strabocca di speranza e di amore, di fiducia e di sogni, la nostra testa viaggia costantemente in balia del pessimismo. Da oggi, con questo nuovo “inizio”, voglio provare a mettere a nudo la mia parte nascosta, per provare a capire veramente chi sono, cosa voglio e dove voglio andare. Cercare di capirsi in profondità è una delle cose più difficili da fare, ma tenterò di tracciare un percorso che possa essere chiaro, per me prima di tutto. Perchè capita che troppo spesso mettiamo “altri/o” di fronte a noi stessi e finiamo col perderci momentaneamente. Attraverso i miei interessi, le mie passioni, e alcune riflessioni personali, cercherò di ritrovare la strada e di uscire finalmente da quella nebbia che da un po’ di tempo mi avvolge. Forse posso aspirare anche io al raggiungimento del “Paradiso” dantesco, anche se questa volta Dante e Virgilio saranno un’unica persona; infatti sarò io stessa ad aiutarmi a trovare chi sono. Sarò Dante, e allo stesso tempo sarò Virgilio.